PICCOLO CORSO PRATICO DI PITTURA
Quanto segue deriva in buona parte da una serie di articoli che ho scritto per la rivista SOLDATINI pubblicata da Albertelli
Posto di lavoro ed attrezzatura
Vorrei fare una premessa iportante: in questo articolo ed in quelli che seguiranno cercherò di esporre la mia esperienza ed il mio modo di procedere, nell'intento di rendere più facile a chi legge, l'hobby di dipingere figurini piatti. Tuttavia vorrei sottolineare che in questa attività, come in altre attività creative, non ci sono nè obblighi, nè divieti, nè regole fisse ed ognuno può (e deve) seguire la via che ritiene più gratificante per se stesso, con lo scopo di ottenere un risultato per lui soddisfacente, anche se non viene subito confortato dal plauso di amici o dal successo ai concorsi.
Detto questo, ritengo necessario parlare brevemente di quello che viene prima della pittura: il posto di lavoro e l'attrezzatura.
Il posto di lavoro ha una sua importanza. Non serve tanto spazio (altro vantaggio dei piatti), basta un tavolino, però l'ideale sarebbe poter disporre di un angolo da lasciare sempre attrezzato in modo da dedicare all'hobby anche i ritagli di tempo senza dover ogni volta tirare fuori materiali, colori pennelli, ecc.
L'attrezzatura necessaria, probabilmente già in
possesso di chi fa soldatini non piatti, consiste in
a) utensili per preparazione
b) supporto
c) colori e pennelli
a) Utensili per preparazione e fondo:
come tutti i pezzi provenienti da stampi, anche qui
bisogna eliminare i piccoli difetti lasciati dallo stampo, difetti che in questo caso sono
normalmente le bave di fusione.
Gli utensili sono i soliti già noti ai modellisti.
Attrezzo base il taglierino a lama triangolare, con angolo il più acuto possibile,
in modo da potere entrare e lavorare in piccoli spazi.
Servono poi le limette "a coda di topo": particolarmente utile quella a
sezione semitonda.
Per lavori più fini, meglio usare carta abrasiva, tipo fine per carrozzieri. Si
possono tagliare nastri sottili di tale carta abrasiva per lavorare i fori e gli spazi
interni della fusione. Oppure si può piegare un rettangolo di carta abrasiva ad angolo
acuto per dargli maggiore rigidità ed usarlo come una lima fine.
Per eliminare eventuali mancanze di fusione (buchi) o per fare piccole modifiche, si può
usare stucco per modellismo, oppure Milliput o simili.
Questo lavoro di preparazione andrebbe fatto con cura perchè, data la piccola scala, un
piccolo difetto sul pezzo risulterà sempre evidente, a meno di riuscire a mascherarlo con
una abile pittura.
Fatto il lavoro di sbavatura, si può dare una lavata con acqua e poche gocce di sapone
per stoviglie, per togliere tracce di sporco o grasso.
Ultima fase della preparazione: vernice di fondo.
Si può applicare una o due mani (leggere, per non cancellare i dettagli dell'incisione)
di smalto opaco bianco tipo Humbrol, oppure (meglio e più veloce) si può usare una
bomboletta sray di smalto opaco bianco .
Si raccomanda di fare asciugare bene per almeno un giorno per evitare che poi, passando
con il colore o con il diluente, si rischi di staccare il fondo.
La base viene dipinta con uno smalto opaco colore ocra (Humbrol 93 o Desert Yellow o
simili); in questo caso come diluente, usando gli smalti opachi, va bene la trementina (
per la pittura vera e propria del pezzo si userà un diverso diluente, come detto più
avanti).
b) Supporto
Anche se conosco alcuni piattisti che dipingono il
pezzo tenendolo sul palmo della mano, di solito è più comodo mettere la figura su un
supporto ed avere entrambe le mani libere. In particolare, la seconda mano può servire
come appoggio ulteriore al pennello per dettagli particolarmente piccoli e precisi.
Tale supporto, qualunque sia, dovrebbe essere tale da presentare il pezzo su un piano
parallelo al piano degli occhi: con ciò si dipinge più facilmente e non si fanno errori
di parallasse.
Come supporto, sono passato dal pezzo di cornice di legno con la figura fissata con
biadesivo, alla scatola di cartone tagliata in modo da avere una specie di leggìo , fino
al piccolo cavalletto per miniature che è alto una ventina di centimetri e si acquista
presso i negozi di belle arti (soluzione che raccomando).
c) Colori e pennelli
Come colori, personalmente preferisco quelli ad olio
per la facilità delle sfumature e la sovrapponibilità dei colori, nonchè per la
possibilità poter realizzare in ogni caso superfici di colore leggere e particolari
abbastanza dettagliati.
I colori acrilici (boccettini di colore liquido, es: Vallejo) hanno il vantaggio di essere
più veloci, però a mio avviso , danno un risultato finale un po' gessoso. Sono invece
molto utili se usati come fondo (v. più avanti).
Se optate anche voi per i colori ad olio, consiglio vivamente i più fini (es:Winsor &
Newton ) anche se più costosi; tenete conto che, per i piatti, un tubetto ad olio dura
molti anni quindi l'investimento iniziale viene diluito nel tempo. Una cosa che invece non
consiglio è quella di comprare assorimenti già confezionati, anche se attirano per la
varietà dei colori o per un prezzo di offerta speciale.
I colori che io uso sono quelli sotto elencati ( a lato il codice Winsor & Newton):
· bianco di titanio 644 (244) SL
· nero di lampada 119 SL
· rosso cadmio 219 SL
· giallo cadmio limone 086 SLA
· giallo ocra 136 SL
· terra Siena bruciata 103 SL
· magenta 153
· Windsor blue 168 SL
· Winsor green 170 SL
Non sono molti come vedete; d'altra parte ho
constatato che altri colori, acquistati a suo tempo sull'onda dell'entusiasmo, sono
rimasti inutizzati.
Altri colori utili, ma non indispensabili, sono:
· indigo 152 SL
· grigio di Payne 125 SL
· terra d'ombra 129 SL
Un aspetto molto importante nell'uso degli oli per i
piatti e che mi ha dato molti problemi all'inizio, riguarda il diluente: infatti se
si usa essenza di trementina o i normali diluenti , ci si ritrova con colori lucidi, che
nella piccola scala dei piatti danno una apparenza "toy" per niente
soddisfacente.
Dopo aver provato di tutto, persino benzina e trielina, ho risolto il problema usando
"Essenza di petrolio rettificato" (=white spirit), acquistabile presso i negozi
di belle arti: tale diluente, che in ogni caso bisogna usare con parsimonia, dà una
mistura un po' meno scorrevole, però non lascia residui troppo oleosi ed i colori, una
volta asciutti, risultano opachi o leggermente satinati.
Ho anche provato tempo addietro ad applicare su alcuni pezzi un po' lucidi, uno spray
opacizzante con risultati abbastanza buoni. Ritengo però sia meglio non averne bisogno,
perchè lo strato di cera opaca superficiale potrebbe col tempo tendere ad ingiallire:
devo comunque dire che per ora (sono passati circa 10 anni) non ho notato alcuna
modificazione sui soggetti trattati.
Come detto, l'essenza di petrolio non dà grande scorrevolezza al colore: per poter eseguire dettagli piccoli si può usare l'essenza di trementina; da non usare tuttavia su superfici estese, perchè, come detto, dà una finitura lucida.
E' molto utile e più veloce, specialmente per le parti estese (es: manto dei cavalli) , dipingere prima le varie zone con colori acrilici come fondo e poi rifinire con i colori ad olio: infatti se si usano solo colori ad olio, si rischia di fare stesure spesse su cui si vedono i segni delle pennellate e difficili da gestire. Dato che gli acrilici asciugano subito, il poco tempo impiegato in più verrà largamente compensato da un lavoro successivo velocissimo.
Pennelli: anche qui, consiglio di non tirare al risparmio, perchè un buon pennello facilita di molto il lavoro. Personalmente, uso pennelli Winsor & Newton , serie 7, triplo 0 e doppio 0, a punta corta. Per la vernice di fondo (chi non usa lo sray) usare un pennello o pennellessa morbida, ovviamente di dimensioni maggiori.
Come tavolozza su cui porre e mischiare i colori, non consiglio quelle da pittore in legno che ritengo poco pratiche. Sono invece utili le tavolozze formate da fogli sovrapposti usa-e-getta (negozi di belle arti).
Ultimo attrezzo, ma sicuramente il più importante,
è una buona vista!
Nel caso si abbiano dei problemi o si voglia lavorare un po' più in dettaglio, si può
interporre una lente da tavolo oppure si possono usare lenti addizionali da gioielliere
(quelle che si indossano con un cerchio sulla fronte): tuttavia a questi attrezzi bisogna
farci l'abitudine.
E' anche importante scegliere una illuminazione adatta, a luce bianca ed evitando lampade ad alta potenza (tipo alogeni o ad incandescenza) per non avere vicino agli occhi una fonte di calore e di irradiazione.
Per completare, è ovvio che servirà una opportuna documentazione di riferimento (libri, riviste, ecc), specialmente per chi si dedicherà ai figurini militari piuttosto che ai civili.
Pittura: generalità
Abbiamo davanti la figurina piatta, preparata e
desolatamente bianca.
Panico.
Da dove cominciare ? Cominciamo dalla fine.
Questo apparente non-senso è in realtà molto utile. Intendo dire che si dovrebbe cercare
di immaginarsi davanti il pezzo come lo si vorrebbe vedere finito. Ciò verrà facile con
un po' di esperienza.
Avendo chiaro il risultato a cui si vuole pervenire, sarà più facile procedere, evitando
ripensamenti, che di solito portano a risultati poco limpidi.
Come per i figurini tutto-tondo, anche qui i vari colori devono avere almeno il tono
medio, il tono scuro per le parti in ombra ed il tono chiaro per le parti più in. luce.
Tuttavia, se ci limitiamo a riempire di colore i relativi spazi, pur con l'applicazione
dei tre toni, il risultato sarà un figurino piatto non solo di nome ma anche di aspetto.
Dobbiamo invece con la pittura dare l'impressione della rotondità e della profondità : e
qui sta la fondamentale differenza con i figurini a tutto-tondo.
Si deve cioè aggiungere il sistema di ombre dovuto ad una supposta sorgente di luce.
Basta osservare i quadri dei vari maestri (es: Caravaggio, Velasquez, Fattori; tanto per
citarne alcuni a caso) per rendersi conto di come si dovrebbe operare.
Molto utile per i primi tentativi sarebbe cercare di copiare la pittura di un figurino
già finito, per esempio, uno illustrato su qualche rivista o libro, essendosi procurati
lo stesso pezzo.
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In generale comunque, bisogna stabilire
da che parte proviene la luce che illumina il soggetto e poi tenere sempre mentalmente in
conto tale decisione. In particolare, si può definire quali saranno le parti più scure e
quali le più chiare. Teniamo presente che un corpo umano si può pensare composto schematicamente da cilindri (torso, braccia, gambe) e da una sfera (testa) ed ombreggiare pensando a schemi semplificati come quello della figura . |
Per facilitare la comprensione di quanto sopra, proviamo a commentare un figurino già dipinto per renderci conto dei vari problemi affrontati e delle relative soluzioni proposte .
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in questo ufficiale a piedi della guerra dei 30 anni, la figura riceve la luce da una sorgente in alto a destra: ciò è evidenziato dalle ombre sul lato sinistro e dai colpi di luce sulla corazza. La gamba sinistra in ombra dà profondità alla pittura. L'ombra riportata della corazza sulla gamba destra suggerisce il distacco della superficie metallica dalla gamba. |
Torniamo al nostro pezzo preparato e cominciamo a
dipingere, tenendo presente che sarà difficile ottenere subito dei capolavori e che è
necessario, come in tutte le cose, "farci la mano".
Quanto al modo di procedere, conosco alcuni piattisti molto abili che affrontano una
singola parte e non passano alla successiva fino a che essa non è perfettamente finita.
Personalmente, preferisco andare più veloce e coprire più rapidamente il pezzo con i
colori, poi man mano aggiungendo modifiche e dettagli. Teniamo presente che con i colori
ad olio si può tranquillamente riprendere e correggere senza alcun problema, raggiungendo
il risultato per successive approssimazioni. Ciò a patto di non dare pennellate troppo
cariche di colore: solo quanto serve a dare il colore voluto, evitando di lasciare tracce
di pennellate sulla superficie dipinta.
Questo sistema ha il vantaggio di offrire in ogni momento un colpo d'occhio generale
nell'intento di mantenere un certo equilibrio di toni, evitando che il pezzo risulti la
somma di tanti dettagli, magari singolarmente ben dipinti, ma non legati insieme.
Teniamo sempre presente che, data la piccola scala, conviene enfatizzare i vari colori, le
ombre e le luci.
Come procedura di base, per realizzare i diversi toni di colore, applico molto
semplicemente il colore di tono medio a cui agggiungo nero per le parti in ombra e bianco
per le parti in luce, sfumando poi le relative zone di confine in modo da avere passaggi
graduali di tono, senza gradini tipo carta geografica.
Immagino che qualcuno inorridirà nel leggere quanto sopra (scurire con nero e schiarire
con bianco!), ma assicuro che funziona, salvo rari casi (il rosso) che dirò più avanti.
Quando poi ci si sentirà più sicuri, si potranno arricchire i toni con tanti colori che
renderanno la pittura viva e non monotona: in un cavallo bianco, oltre a vari toni di
grigio, potremo mettere l'ocra, l'azzurro, il rosa, terra d'ombra, il nero, ecc.
Dipingere sul colore fresco o sull'asciutto?
Con i colori ad olio si può trarre vantaggio da entrambi i modi.
In generale è meglio lavorare sul fresco il più possibile, sfruttando la caratteristica
degli oli di essiccare in tempi relativamente lunghi e quindi permettendo di sfumare e di
correggere i toni fino a che non ci si ritiene soddisfatti del risultato.
D'altra parte, se cerchiamo di eseguire dettagli sul colore fresco, rischiamo di
pasticciare in quanto i colori tendono a mescolarsi. Esempio: se si volessero dipingere
alamari gialli su un fondo blu ancora fresco, il risultato sarebbe quello di avere alamari
verdi, a meno di depositare con la punta del pennello uno strato di colore abbastanza
consistente e con mano leggerissima.
Altra nota sulla pittura su fresco: con i colori ad olio si possono fare mescolanze
praticamente infinite; tuttavia è bene tenere presente che più tinte si mescolano
insieme, più il colore risultante diventa "sporco" nel senso che perde di
brillantezza e può assumere toni grigiastri. La cosa può essere sfruttata per rendere
più coprenti certi pigmenti più o meno trasparenti: es: il magenta , il blu, il terra di
Siena bruciata.
A volte però si possono avere effetti spiacevoli : ad esempio, bisogna tenere presente
che il bianco ed il nero danno grigio, come il giallo più blu dà come risultato verde,
anche se sono presenti solo come componenti in un certa miscela.
Esempio pratico: per un vestito blu , utilizziamo il blu scurito con il nero per le zone
in ombra. Se si cerca di schiarire una zona blu-nero con il bianco, avremo che il bianco
ed il nero si compongono, dando come risultato totale un grigio-azzurro. Se si vuole
evitare questo effetto, basta stare attenti a non mescolare tutti e tre i colori, ma solo
a due a due, cioè: il blu (tono medio) solo con il bianco (per la zona in luce) e solo
con il nero (per la zona in ombra).
Con certi colori meno coprenti, se tentiamo di
lavorare sul colore fresco rischiamo di asportare la stesura precedente.
In questi casi quindi è senz'altro consigliabile aspettare l'essicazione del colore e poi
procedere.
Il lavoro sul secco permette anche un altro vantaggio: una pennellata fresca sul colore
secco può essere cancellata o corretta. con il pennello appena inumidito nel diluente.
Il che può tornare utile anche per dettagli come filettature sottili, occhi, bottoni,
ecc.: in pratica, si deposita col pennello il colore, poi si pulisce lo stesso pennello
nel diluente, lo si asciuga parzialmente e si asporta con la punta del pennello il colore
in eccesso, modellando il segno direttamente sul figurino.
Alcuni colori si presentano più trasparenti e gelatinosi (es.: terra di Siena bruciata, blu, verde, ecc): in questi casi risulta più veloce dare una prima passata con un colore acrilico (io uso Vallejo) che si asciuga subito e poi si aggiungono i colori ad olio. Sembra più complesso, ma il sistema permette di arrivare molto più rapidamente e senza pasticci al risultato finale; raccomandabile specialmente per i cavalli.
Pittura: dettaglio
Abbiamo il pezzo pronto, preparato con la sua
mano di fondo completamente asciutto.
A questo punto, possiamo cominciare a parlare della vera e propria pittura del pezzo.
Come molti figurinisti, anch'io preferisco cominciare dal viso, che è la parte che più dà vita al soggetto.
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Viso e pelle: uso Terra di Siena bruciata nelle zone in ombra, che sono : cavo degli occhi, sotto zigomi, lati del naso, zona sotto labbro inferiore e mento. Applico poi colpi di luce con bianco puro sugli zigomi, sul naso e sul mento, sfumando con il terra di Siena già applicato nelle zone di ombra. Sembrerà semplicistico, ma vi assicuro che dà risultati soddisfacenti. |
Volendo aumentare il livello di finitura, si può procedere come segue.
Si può aggiungere una sfumatura di rosso sugli zigomi ( senza esagerare). Per le labbra,
tenere presente che il labbro superiore è di solito in ombra (terra di Siena oppure rosso
scuro), mentre il labbro inferiore risulta in luce ( una punta di bianco sfumata sul rosso
sottostante sulla parte direttamente colpita dalla luce).
Per gli occhi è meglio lavorare sul secco: a volte (profilo), basta aggiungere una punta di bianco all'angolo esterno dell'occhio per avere l'effetto giusto. L'operazione si fa con un pennello con buona punta o anche applicando il colore con la punta di uno spillo. Se si sbaglia la posizione si può cacellare o correggere con il pennello inumidito di diluente.
Per un occhio più dettagliato, si può aggiungere un punto scuro che rappresenta l'occhio: si allunga poi la parte superiore in una linea che rappresenta le ciglia con il pennello umido. Si possono poi aggiungere ai lati della pupilla punti di bianco appena sporcato di azzurro. Tutto ciò, lavorando con mano leggerissima e sfiorando il pezzo con il colore caricato sul pennello.
Da evitare in ogni caso il punto nero da solo in mezzo alle occhiaie: piuttosto, meglio la sola zona di ombra senza ulteriori dettagli.
Capelli, baffi, barbe: i colori che di solito si usano sono: nero, ocra, Terra di Siena bruciata + nero, rispettivamente per capelli neri, biondi e castani. Si schiarisce nelle zone in luce rispettivamente con azzurro, bianco+giallo, Terra di Siena + bianco, senza però sfumare, ma cercando di depositare leggere tracce di colore puro.
Abiti : a parte la seta, tutti gli abiti dovrebbero presentare toni opachi:
l'effetto si ottiene con i tre toni già detti, con passaggi molto sfumati da un tono
all'altro. Per la seta invece si devono applicare colpi di luce molto intensi lungo il
sommo delle pieghe in luce. A proposito delle sfumature, si ottengono buoni risultati
usando un pennello vecchio come tamponcino, picchiettando la zona da sfumare con colpetti
di pennello.
Come detto sopra, per una procedura più veloce, per le superfici più estese, come ad
esempio i vestiti, applico un fondo uniforme di colore acrilico, su cui poi applico toni
di luce ed ombra con i relativi colori ad olio.
| Abiti blu scuro: uso Winsor blu con un po' di nero per il tono
medio, il nero per le zone in ombra ed il Blu+bianco per le zone più illuminate.
(Ufficiali Granducato di Toscana - figure Hafer) |
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Abiti rossi: come già accennato, è
sconsigliabile applicare il bianco per il tono più chiaro: ciò darebbe solo l'effetto di
un colore stinto dal sole o dall'usura. In pratica, si ottiene un buon risultato lasciando
il rosso puro nelle zone in luce e ponendolo in contrasto con diversi toni di rosso scuro,
ottenuti aggiungendo più o meno nero o blu.
(figure: Maier) |
| Vestiti bianchi: il bianco si ombreggia non
solo con il grigio, ma praticamente con tutti i colori, con effetti diversi. Ad esempio
pantaloni bianchi ombreggiati con un tono arancio danno un effetto molto caldo;
ombreggiati con azzurro danno sempre l'idea del sole ma in ambiente freddo; ombreggiati
con tono giallo tenue danno una impressione di vecchio, usato. Normalmente si può usare un grigio-beige. (Bersaglieri Italiani in Africa -incisioni di prova del sottoscritto) |
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Tessuti neri: se applicassimo come tono medio il nero, ci toglieremmo la
possibilità di scurire la zona in ombra: quindi io uso un marrone molto scuro (terra di
Siena bruciata+nero) per il tono medio, terra di Siena+bianco per le zone in luce e nero
puro per le zone in ombra.
Nelle zona in ombra, si può sottolineare qualche forma con riflessi di luce di tono
azzurro.
Tessuti verdi: non uso mai il verde Winsor da solo, in quanto dà un effetto eccessivamente brillante ed innaturale. Aggiungo quindi un po' di terra di Siena bruciata, oppure nero, oppure Blu, a seconda dell'effetto desiderato. Zone in luce con giallo o bianco e zone in ombra con nero o Terra d'ombra (sempre opportunamente sfumate).
Numeri,scritte, tratti fini: meglio lavorare su asciutto. Tenuto conto che l'essenza di petrolio che utilizziamo per avere pittura opaca non dà scorrevolezza al colore, dovendo fare tratti fini, è opportuno usare trementina e lavorare con un pennello triplo 0 , con mano leggerissima, praticamente sfiorando la superficie. In qualche caso, risulta più facile depositare dei puntini di colore e poi raccordarli con la punta del pennello. Le sbavature possono sempre essere eliminate con una rifilatura ottenuta con un altro pennello inumidito con diluente.
Pellicce, colbacchi, pelli di montone: oltre alla solita tecnica dei tre toni, è molto efficace l'aggiunta di segni brevi e sottili che suggeriscano i peli della pelliccia. Per la pelliccia bruna: con colore rosato; per la pelliccia bianca o montone: in grigio-marrone; per le pellicce nere (colbacchi): in bianco azzurro. Per questi dettagli consiglio di caricare bene il pennello di colore ed usare delicatamente la punta a sfioramento. Un'altra tecnica per suggerire la consistenza del pelo consiste nel lavorare con una punta di spillo la vernice fresca (delicatamente, per non rovinare il fondo).
Cuoio di stivali e cinghie lucide: per dare l'effetto del materiale lucido riservare o applicare una zona irregolare di bianco puro, sfumata agli estremi nel colore base. Per gli stivali neri lisci, dipingere una striscia verticale irregolare in bianco ed ai due lati nero o marrone. Poi sfumare le zone di confine. Sulle pieghe del cuoio dare colpi di luce in bianco puro , sfumato agli estremi.
Oro-metalli dorati : la parte più in luce è bianco puro, sfumato nel
giallo di cadmio, poi giallo arancio (ossia aggiunta di una punta di rosso), fino a terra
di Siena bruciata per la parte in ombra. Se occorre un tono più scuro per la parte in
ombra si può usare terra d'ombra o anche nero.
E' meglio applicare i colori sul fresco in modo da avere sfumature più delicate.
Attenzione alla nota sopra detta circa le mescolanze, dato che di solito le parti in oro
sono abbastanza piccole ed è facile creare pasticci con mescolanze multiple. Se ciò
accadesse, niente paura: si cancella tutto con una pennellata di diluente , si lascia
seccare e si riprova.
Per l'ottone o l'oro più chiaro, si può usare invece del giallo di cadmio, il terra di
Siena naturale.
Per il bronzo, stessa miscela, ma con toni più rossicci o bruni a seconda dell'effetto
voluto.
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Acciaio lucido: per la parte in luce:
bianco puro, sfumato nel grigio fino a nero. Questo, in generale; volendo, si possono
usare come tono scuro anzichè il nero, mescolanze a dare un tono marrone scuro o blu
scuro (sempre sfumato fino a bianco puro). Consiglio di osservare riproduzioni di quadri
per avere una visione più ampia: si vedrà comunque che l'effetto metallico, più che dal
colore generale, è dato dalle aree bianche che suggeriscono il riflesso della luce da
parte della superficie lucida. Nelle corazze e lame, con una aggiunta di un riflesso azzurro si dà un tono di metallo nuovo e lucido, con un'ombra marrone si dà una idea di ferro un po' arrugginito. Non dimentichiamo che i metalli lucidi riflettono il colore del vestito vicino, per cui un colpetto di tale colore dà un effetto di realtà al metallo. |
Argento nelle spalline o bordature: passando da luce ad ombra: bianco-grigio-nero; nella zona in ombra ci sta bene un po' di azzurro. Diversamente, la spallina o la bordatura, sembrano di colore bianco.
Per tutti i metalli, a colori asciutti, è bene aggiungere nelle parti più in luce dei punti di bianco puro.
Bottoni argento o oro: vengono più realistici nel seguente modo. Prima si depositano con la punta del pennello ben carico una serie di punti con una tinta di fondo (terra di Siena bruciata per l'oro e grigio-azzurro per l'argento); dopodichè sulla vernice asciutta si applica un puntino più piccolo di giallo cadmio per l'oro o bianco per l'argento.
Ombreggiatura generale: quando si comincia ad avere la figura completamente dipinta anche se non finita, è meglio cominciare ad osservarla nel complesso per vedere se c'è la giusta profondità e rotondità. Considerata la direzione di provenienza della luce, non abbiate paura di caricare l'ombra sul lato opposto, anche se vi sembra in tal modo di coprire dei particolari. I particolari devono essere evidenti solo nelle zone ben illuminate e solo accennati nelle zone in ombra. diversamente emergerà un effetto di piattezza, che è proprio quello che si vuole evitare.
| Ombre riportate: una spada, un
cinturino o un guanto che pende possono proiettare un'ombra sul corpo della figura. Ciò
si ottiene dipingendo la forma dell'ombra con un tono scuro dell'area dove l'ombra cade.
Le ombre riportate, se ben realizzate, aumentano di molto la tridimensionalità del pezzo.
Nella figura, notare l'ombra dell'accetta (tomawak) sul manto del cavallo bianco (figure Maier)
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Pittura di cavalli ed altri animali (elefanti, cammelli, ecc) sui figurini piatti.
Premessa: per quanto riguarda il colore del mantello dei cavalli , per semplicità (mi perdonino gli esperti di ippica), li chiamerò: cavallo bianco, marrone, nero anzichè albino, grigio, palomino, baio, sauro, ecc.
Anche qui supponiamo di partire dal pezzo già preparato con il suo fondo di smalto bianco opaco.
Prima decisione da prendere: scegliere il colore del cavallo. Teniamo presente che in alcuni casi la scelta è obbligata: per esempio per i trombettieri, che hanno sempre cavallo bianco o grigio. Anche certi reparti speciali hanno cavalli di un preciso colore, per esempio: Scots Greys Inglesi con cavallo bianco (in inglese: grey), da cui il nome.
Fino a che non ci si fa la mano, è meglio partire avendo come modello una buona illustrazione o foto di un cavallo in una posizione simile a quella del figurino in lavorazione.
In aggiunta, sarebbe bene procurarsi uno di quei quei libretti illustrati a colori sulle razze dei cavalli (ne esistono di diversi tipi, dal tascabile al libro da regalo): in tale modo, anche se le variabili e le combinazioni di colori nei cavalli sono quasi infinite, non si correrà il rischio di inventarsi qualche razza mai esistita.
In generale:
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La figura illustra una distribuzione schematica di ombre e luci, con provenienza della luce come indicato. Le ombre vanno sempre sfumate ai contorni, in modo da evitare l'effetto "carta topografica". |
Per quanto riguarda la pittura, ho sperimentato un sistema molto semplice e veloce per
dipingere i cavalli , che basicamente consiste nel deporre sulle varie parti i colori puri
(zone chiare e zone scure) in modo da avere una disposizione di colore ad aree chiare e
scure, senza minimamente considerare dettagli piccoli come briglie e finimenti. Poi, con
un pennello vecchio (meglio a pelo corto), si sfuma nelle zone di confine tra le aree fino
ad avere passaggi morbidi da un tono all'altro. Su questo fondo si aggiungeranno poi i
particolari, le ombre, ecc E' incredibile come funzioni bene questa tecnica semplice, che
oltretutto ha il pregio di dare subito una idea complessiva di tutto il cavallo, evitando
differenze di toni tra una parte e l'altra, come invece può capitare spesso se si procede
per singole zone.
Come già, detto, il tutto risulta più pratico se si opera su un fondo di colore acrilico
(marrone, rossiccio o nero) già asciutto.
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Se occorre, si possono rinforzare in seguito i toni più chiari o più scuri . Poi si dipingono la sella, le briglie, le ombre (v. avanti). Alla fine si aggiungono colpi di luce bianco o comunque colore molto chiaro in pochi punti opportuni (v. foto ), per rappresentare il riflesso del manto lucido. |
Tipi di manto:
Cavallo bianco:
come già detto negli articoli precedenti, le zone d'ombra del bianco basicamente si ottegono con vari toni di grigio, tenendo conto che il tono più scuro di solito è per la zampa posteriore interna.
Il grigio si ottiene mescolando bianco e nero (non uso grigi già preparati come il grigio di Payne), magari con un po' di azzurro (Winsor blu+bianco, oppure Indigo+bianco).
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Le sfumature si ottengono al solito deponendo il tono grigio nelle zone in ombra e bianco puro nelle zone da illuminare e poi sfumando nella zona intermedia.Tuttavia, se si lascia il pezzo solo con i toni di bianco e grigio si avrà un risultato abbastanza monotono e poco realistico: sarà opportuno arricchire con qualche tocco di rosa (zona della bocca, sottopancia e collo) e di azzurro ( qua e là alla fine di zone in ombra per dare più rotondità). Anche qualche accenno di marrone o di ocra non guastano. |
Ci sono cavalli bianchi con i garretti neri : questo nero si ottiene con una prima passata di nero abbastanza diluito e poi sovrapponendo piccole zone di azzurro bianco sulle parti in rilievo, con sfumatura ai contorni, ma avendo cura di lasciare il colore puro nella zona più in luce. Nero puro (sfumato ai contorni) nelle zone in ombra.
Gli zoccoli nei cavalli bianchi possono andare dal colore crema al marrone scuro, al grigio scuro: anche qui ci vuole un tono più chiaro nella zona in luce ed una zona più scura nella parte più nascosta. Non dimenticare di descrivere il ferro sotto lo zoccolo, aggiungendo una sottile linea bianca terminante in azzurro nella parte in ombra.
Le zampe vanno considerate dal punto di vista pittorico come lunghi cilindri di cui tutta una parte risulta in leggera ombreggiatura (grigio azzurro).
Code e criniere: per i cavalli bianchi possono andare dal bianco al bianco crema, al grigio più o meno scuro fino al nero. Sfumare accuratamente per dare l'dea della sofficità ed incosistenza del materiale. Colpi di luce (bianco puro) alla sommità della criniera e nella parte in luce della coda.
Bisogna avere assolutamente bianco nelle zone in luce, p.es: muso, parte alta del collo, petto, parte superiore del posteriore: eventualmente sovrapporre bianco, sfumando nelle zone di confine.
Cavalli pomellati grigi :
Oltre a quanto già detto per i manti bianchi, si aggiungono piccole macchie di grigio-marrone con la punta di un pennello vecchio usato come tamponcino. Ciò solo in alcune zone come muscoli pettorali, collo e posteriore. Senza esagerare nel numero e nel tono: basta suggerire l'idea. Sulle parti in luce picchiettare con un tono più chiaro.
Cavallo crema "Palomino" :
Uso come tono medio una mescola a base di bianco con una punta di ocra, oppure di terra
di Siena bruciata, per dare un tono più caldo. Per le zone in ombra : terra di Siena
bruciata. Interno zampa posteriore: marrone scuro (nero e terra di Siena).
Criniera e coda: bianco, appena sporcato con ocra e marrone.
Per dare qualche tocco più caldo nelle zone in rilievo in ombra: arancio.
Cavallo marrone:
Come base il terra di Siena bruciata con aggiunta di più o meno nero a seconda del
tono più o meno scuro che si vuole dare. Altro modo per ottenere un buon marrone
coprente: rosso+nero.
Per ottenere i toni scuri, aggiungere nero (o indaco). Spesso i cavalli marrone hanno i
garretti neri: vale quanto già detto sopra per i cavalli bianchi.
Cavallo nero :
Secondo me, è quello più difficile da realizzare, per la necessità di riuscire ad
equilibrare il manto scuro con le zone colpite dalla luce che riflettono molto ed assumono
nella realtà toni dall' azzurro chiaro al bianco puro; bisogra riuscire a realizzarle
evitando di mescolare direttamente bianchi e neri che, come già detto, darebbero toni
grigi , assolutamente non realistici.
Se si comincia col dare una mano di nero al tutto, come verrebbe istintivamente, sarà poi
molto difficile ricavare le zone chiare. E' meglio quindi partire da queste zone in luce
dando il tono bianco azzurro, poi posare nelle altre zone il tono scuro (nero-marrone) e
procedere come sopra detto per le sfumature, stando in questo caso particolarmente attenti
a non toccare le zone centrali di chiaro che non devono essere sporcate. Dato che il tono
intermedio risulta un marrone -nero, è sempre possibile evidenziare in nero puro una zona
particolarmente scura o un'ombra riportata (v.avanti).
Nei cavalli neri risulta particolarmente importante dare colpi di colore per evitare un
aspetto monotono . Quindi : profilo azzurro per qualche parte esterna delle zone in ombra;
in un'altra parte riflesso rosso; nelle zampe, magari un colpetto di ocra, ecc.
Particolari comuni:
Occhio del cavallo: in nero puro, cercando di realizzare la vera forma dell'occhio
dell'animale in relazione alla posizione del muso; si aggiunge poi, meglio a colore
asciutto, una piccolissima punto di bianco per dare il riflesso dell'occhio.
Volendo spingersi più oltre nel realismo del manto, si possono aggiungere le grosse vene
ramificate (nel sottopancia) con un tono più chiaro, profilato in basso con una leggera
ombra più scura, che ne dà il rilievo: Altra notazione realistica: le pieghe della pelle
alle giunture delle zampe.
Briglie e bardature secondo la documentazione. Se sono di cuoio, ricordarsi di dare i
riflessi del caso (in bianco-azzurro su cuoio nero, in rosa-arancio su cuoio marrone).
Aggiungere le fibie, le staffe ed i particolari in metallo con mano leggera in punta di
pennello con colore denso (bianco-azzuro-nero per il ferro e bianco-giallo-Siena bruciata
per l'ottone).
Selle: si trattano come il cuoio . In particolare , se è visibile il pomello della sella (anteriore o posteriore) un colpetto di bianco puro in cima dà il senso di lucido del cuoio.
Pelli di montone bianche: usare bianco puro per la parte in luce e grigio-marrone per la parte in ombra, sovrapporre poi nella zona in ombra dei leggeri segni più chiari simulanti il pelo e diretti in varie direzioni. Si può anche usare uno spillo (molto delicatamente) come una matita che, spostando il colore fresco e rivelando il bianco del fondo dà lo stesso effetto. Finire aggiungedo nella zona in luce gruppi di segni di tono leggermente più scuro, nel senso del pelo .
Pelli di montone nere: dall'ombra alla luce con tono da nero al grigio azzurro, anche qui accennando gruppi di peli con azzurro nelle zone in ombra e in nero nelle zone in chiaro.
Come sempre, colpi di colore aggiuntivi per variare la monotonia di una superficie sono sempre di effetto.
Ombre riportate
Sono le ombre proiettate da oggetti esterni al cavallo stesso: es: il cavaliere, spade,
fucili, briglie, sabretache, ecc.
Queste ombre, anche se solo accennate, danno ricchi effetti di profondità e
tridimensionalità.
Tenere presente la direzione di provenienza della luce e la forma sia dell'oggetto che fa
ombra come pure della superficie dove l'ombra si proietta. Ad esempio, l'ombra di una
spada diritta che si proietta sulla pacia del cavallo (superficie curva) darà un'ombra
curva, il cui tono andrà smorzandosi aumentando la distanza dalla superficie su cui si
proietta.
Cammelli:
Le tinte sono molto simili al cavallo beige (Palomino) con toni decisamente bianchi per le zampe ed il muso. Anche gli zoccoli hanno aspetto biancastro (polvere). Nessun colpo di luce, in quanto il manto deve risultare di tono opaco . Come esempio, si può vedere sul sito l'immagine delle truppe cammellate napoleoniche (Era Napoleonica)
Elefanti
Il tono dominante è il grigio, con zone in ombra fortemente tendenti all'azzurro-blu .
Stesse tecniche già accennate per i cavalli. Accentuare le pieghe della pelle con linee
grigio-azzurro chiaro, accennando anche linee che si tagliano a rombo.
Evidenziare il rilievo delle orecchie con un profilo bianco al bordo, sfumato in toni
grigio beige ed ombra grigio scuro sotto l' orecchio.
Accentuare la cilindricità delle zampe con opportuna ombreggiatura ; in particolare le
zampe interne risultano in forte ombreggiatura, almeno per la parte alta.
Anche qui, il tono della pelle deve risultare opaco, quindi niente riflessi concentrati in
bianco, ma solo zone di fondo ben sfumate e rilievo delle pieghe della pelle in chiaro,
come sopra detto.
Se visibili, l'interno bocca e punta proboscide in rosa carico.
Per le zanne: bianco sfumato in crema-marroncino, passando da luce ad ombra. Una linea
giallo ocra alla fine della zona in ombra può meglio accentuare la rotondità della
zanna.
Come esempio, si può vedere sul sito l'immagine dell'elefante da guerra cartaginese
(Periodo Antico).
Considerazioni finali per quanto riguarda la pittura:
Come detto, quanto sopra deriva dalla mia esperienza di pittore di figurini piatti (nonchè di figurini 54 mm, nonchè di acquarelli): tuttavia, ripeto che questo è il campo della fantasia e dell'inventiva (per quanto riguarda la tecnica; non per la uniformologia!) e quindi non ci sono dogmi. Ognuno poi seguirà la tecnica che gli sembrerà più efficace. L'importante è avere un passatempo distensivo e piacevole.
I principianti non si scoraggino se quanto sopra sembra complicato e difficile. In
realtà non lo è: basta un po' di precisione ed un po' di costanza.
I migliori risultati, come in tutte le cose, vengono dopo ripetuti tentativi.
Buona pittura a tutti !